Digital Audio Workstation

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Iniziamo con una notizia dell’ultima ora (ormai datata di qualche giorno a dire il vero) relativa allo SSL Fusion. Avevo parlato di questo device nell’articolo sul Mastering. Dopo due anni dall’uscita sul mercato è stata rivelata una funzionalità disponibile da sempre ma tenuta segreta fino a oggi: tenendo premuto il pulsante di attivazione dello HF Compressor per cinque secondi, si accede a una nuova funzione ovvero a un Listen Mic Compressor (LMC) stereo con soglia regolabile con la manopola Threshold e Mix tra segnale elaborato e segnale clean controllabile attraverso la manopola X-Over. Come già detto nell’articolo su Tracking e Mixing, il Listen Mic Compressor viene usato tutte le volte che si vuole utilizzare una compressione molto decisa e caratteristica. Ora questa funzione è accessibile anche su SSL Fusion e trova applicazione (anche grazie al controllo di mix) sulle percussioni, sulle voci e sulle chitarre per un suono molto, molto rock.

Digital Audio Workstation

Torniamo all’argomento dell’articolo di oggi e parliamo di stazioni di lavoro digitali per l’elaborazione audio (Digital Audio Workstation o DAW). Queste sono applicazioni che, appoggiandosi su un computer, una interfaccia audio e almeno una coppia di casse monitor, consentono di produrre musica senza, almeno in teoria, ricorrere ad altri componenti (hardware o software).

La rivoluzione digitale è probabilmente cominciata quando Digidesign ha introdotto la sua piattaforma Pro Tools che combinava la DAW software e una serie di periferiche hardware dedicate alla elaborazione dell’audio e necessarie, all’epoca, per gestire la notevole mole di calcoli e la latenza richiesta dalle applicazioni musicali. Fino ad allora i programmi musicali si limitavano alla gestione delle sequenze e dei suoni MIDI (erano i tempi di EMagic, Cubase e Atari). Per l’audio si rimaneva allo storico nastro e si lavorava sincronizzando audio e MIDI con il protocollo SMPTE (mutuato dalla sincronizzazione audio-video).

Un altro passo importante è stato il rilascio del protocollo ASIO (Audio Stream Input/Output) da parte di Steinberg. Questo ha consentito lo sviluppo di applicazioni musicali stabili, affidabili e a bassa latenza anche per il sistema operativo Windows.

Altro aspetto importante consentito dai driver ASIO è stata la possibilità di utilizzare la potenza di calcolo della CPU del computer senza la necessità di ricorrere a schede hardware dedicate.

Quanto sopra ha portato alla affermazione definitiva dello Hard Disk Recording (HDR) e dello sviluppo di una serie di applicazioni musicali che possono essere raggruppate nella grande famiglia della DAW.

Attraverso una DAW è ormai possibile seguire l’intero flusso di produzione musicale e, in particolare, è possibile:

  • comporre e riprodurre musica
  • registrare, correggere ed ottimizzare
  • eseguire mix
  • eseguire mastering

Tutte le moderne DAW sono ormai autosufficienti e tutte consentono, nello stesso tempo, di integrare dispositivi e funzionalità esterne per venire incontro alle esigenze di musicisti e studi che difficilmente si rivolgono ad un solo brand per realizzare i prodotti finiti.

Alla architettura hardware di base composta da computer, interfaccia audio e monitor, tipicamente si aggiungono:

  • dispositivi di input quali tastiere e pad collegate via MIDI o USB
  • dispositivi di controllo per semplificare l’operatività riportando ad una manualità più vicina a quella tipica delle console che con la sola tastiera e mouse è compromessa
  • dispositivi touch che, seguendo il trend affermato in questi anni, raggruppano un po’ tutte le funzioni

Anche le funzionalità del software possono essere espanse attraverso l’utilizzo dei plug-in. Queste sono delle applicazioni che realizzano strumenti virtuali o sistemi di elaborazione dei segnali che possono essere integrati nelle DAW grazie alla disponibilità di protocolli di integrazione (i più famosi sono AU, VST, AAX).

Due DAW possono essere messe in comunicazione attraverso l’utilizzo del protocollo Rewire.

L’ultimo modo di espandere le funzionalità di una DAW è quello di integrare l’elaborazione aggiungendo dispositivi hardware (equalizzatori, compressori, riverberi, ecc) esterni.

Composizione e riproduzione

La composizione e riproduzione dei suoni in una DAW è possibile grazie alla disponibilità di strumenti virtuali (Virtual Instrument). Questi possono essere inclusi nella dotazione del software o aggiunti come plug-in.

La composizione può essere realizzata con input da tastiera e mouse attraverso il piano-roll o la scrittura delle note in uno spartito oppure attraverso dispositivi esterni (tastiere o pad). Alcuni strumenti virtuali consentono anche la gestione di pattern MIDI (eventualmente modificabili) che forniscono un’idea di base da sviluppare con una scrittura più di dettaglio.

I virtual instrument possono essere di varie tipologie (campionatori, sintetizzatori, player di librerie di campioni) e consentono di raggiungere risultati di qualità professionale (molte colonne sonore per film e videogiochi sono realizzate solo con virtual instrument).

La composizione può essere realizzata anche combinando campioni selezionati da librerie incluse nella DAW, provenienti da produttori esterni o campionando autonomamente da altre sorgenti (ricordandosi di rispettare il copyright).

Registrazione, editing e ottimizzazione

Utilizzando gli ingressi dell’interfaccia audio è possibile registrare strumenti reali. Per questo le DAW mettono a disposizione tracce audio mono o stereo su cui far confluire i segnali registrati. Le tracce registrate possono poi essere elaborate per, ad esempio, ottimizzare i livelli, inserire fade-in e fade-out, togliere rumori e suoni non desiderati, correggere i difetti della performance (si pensi ad Autotune).

Mixing

Tutte le DAW sono dotate di tutti gli strumenti necessari per eseguire tutti i passi del mix. Ogni DAW rende disponibili channel strip a cui è possibile aggiungere compressori, equalizzatori, effetti di modulazione e ritardo, riverberi.

Alcune di esse danno anche la possibilità di emulare il comportamento di una console inserendo quella che potrebbe definirsi come “firma sonora” di apparati hardware storici e i difetti tipici (rumore, distorsione e diafonia) di queste.

Tenete presente che le console storiche erano (e sono) strumenti di qualità elevata e quindi i difetti tipici erano poco o per nulla evidenti (andateci piano, quindi, se decidete di utilizzarli).

I mixer virtuali delle DAW hanno tracce mono e stereo e possono utilizzare (esattamente come visto per i mixer hardware) mandate per effetti, bus e tracce VCA (queste consentono di controllare, con il solo movimento di un fader, il volume di molte tracce audio).

Le funzionalità disponibili per il mix possono essere espanse attraverso l’uso di plugin di terze parti che, una volta installati, diventano parti integranti della DAW.

Altra funzione molto importante per il mix è la possibilità di gestire le automazioni. Attraverso queste è possibile rendere dinamico il mix e fare in modo che i parametri del mixer virtuale (e degli effetti) possano variare nel tempo per adattare i contributi singoli all’evolversi del brano.

Mastering

Alcune DAW sono dotate anche di funzionalità specifiche per il mastering (le altre possono comunque essere utilizzate allo scopo con qualche passo in più). Tipicamente si possono inserire le tracce nella successione desiderata, definire le pause tra queste, inserire i metadati (informazioni di copyright, foto di copertina, ecc) inserire processori sulle tracce o sull’intero programma ed esportare nel formato desiderato (tipiche sono la generazione del file DDP per la stampa dei CD o la generazione dei file per la pubblicazione sulle piattaforme di streaming)

Risulta evidente come uno strumento di questa potenza (accessibile a costi ragionevoli) abbia potuto cambiare il modo di produrre musica. L’intero flusso di produzione è accessibile con un solo strumento. Si semplifica la collaborazione e si delocalizza la produzione.

Un musicista può registrare (acquisendo le competenze dovute) la propria musica, un mix engineer può lavorare dalla stanza dell’hotel, un mastering engineer può avere accesso agli stem o alle singole tracce del progetto per correggere o migliorare il risultato finale in funzione del contesto dell’intero progetto.

I plugin consentono elaborazioni inusuali o riproduzione degli hardware leggendari sempre più accurate.

La gestione della produzione musicale è, innegabilmente, più facile.

Va sempre tenuto presente, però, che per ottenere un buon risultato, serve innanzitutto scrivere brani che funzionino e, successivamente, mettere in campo le giuste competenze (proprie o acquisite da professionisti del settore) per esaltare le qualità dei pezzi.

Ci lasciamo qui per oggi. La prossima volta vedremo meglio come sono fatti i sistemi digitali.

Sono un ingegnere elettronico con la passione per la musica ed il suono. Mi sono avvicinato alla musica da autodidatta (salvo una breve parentesi alla University of the Blues di Dallas) e ho suonato nei peggiori locali italiani (con casuali puntate all'estero).
Ho costruito la mia prima radio FM appena finita la terza media. Ho continuato con amplificatori a valvole e transistor fino ad arrivare alla produzione di circuiti integrati.
Collaboro da anni con varie riviste (cartacee e web) di musica nelle quali mi occupo di recensioni di strumenti musicali e sistemi per l'elaborazione del suono. Trovate le mie pubblicazioni su Accordo (accordo.it), la rivista Chitarre (dal 2010 al 2015) e su Audio Central Magazine (audiocentralmagazine.com).
Produco musica da un po' nello NTFC Studio che serve sostanzialmente per le produzioni di NTFC Band.

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